Impossibile negarlo! Parla Matteo Salvini e l’Italia si ricorda dell’aborto

Impossibile negarlo! Parla Matteo Salvini e l’Italia si ricorda dell’aborto.

Sì, perché l’argomento fino a ieri era sepolto negli annali della storia politica, un fantasma che periodicamente appare nelle statistiche che nessuno legge ed in piccoli accenni da talk show televisivo.

Eppure, da l’altro giorno è tornato ad essere l’argomento principale della nostra cronaca politica, almeno per qualche ora.

Certo, non si è discusso della realtà dei numeri nel dettaglio, o della validità o meno della legislazione vigente in materia. No, l’occasione è stata colta per un nuovo scontro tra vecchie glorie della politica che del diritto all’aborto hanno fatto la battaglia di una vita e blogger affermate pronte a parlare di esperienze personali contro l’oscurantismo di ritorno del capitano nostrano e di tutti i suoi accoliti.

Il popolo italiano, orfano dei confronti sanremesi, si è così rilanciato a capofitto nel derby nazionale: “buoni contro cattivi” in uno schema ormai consolidato.

Io, però, tendo ad essere un po’ stufa di questa gara tra buoni e cattivi basata sul generico sentire, invece che sulla realtà dei fatti. Quindi eccovi un po’ di numeri riguardanti l’aborto in Italia, che per molti aspetti sono decisamente inimmaginabili: http://bit.ly/2V2ZGor

80.449 aborti in un anno, la maggior parte effettuata da donne tra i 30 ed i 40 anni. Qualcuno, che conosco per sensibilità ed impegno, li ha commentati parlando di “una sconfitta per l’Italia che le donne, ancora oggi, ricorrano all’aborto” aggiungendo poi che” in un paese a natalità zero la questione deve essere affrontata”, impossibile darle torto !
In una Nazione dove, secondo i dati ISTAT, aumenta il divario tra nascite e decessi, per 100 persone decedute ne nascono soltanto 67 (dieci anni fa erano 96), la questione diventa fondamentale per la stessa sussistenza e, permettetemi, esistenza del Paese.

Data la serietà del problema, numeri alla mano, non servono sparate da tg, servono tavoli di ascolto e progetto, serve implementare l’assistenza prima, durante e dopo, serve creare uno stato a misura di donna, perché, se guardate i dati, il maggior numero di interruzioni di gravidanza riguarda donne che per età dovrebbero già avere una situazione lavorativa tale da permettere loro di avere un figlio. Quindi la questione va affrontata da diversi punti di vista.
In primis lavorativo; In Italia al nord lavora 1 donna su 2 al sud 1 su 3, questo significa che metà del capitale umano del Paese non è impiegato.
L’Italia non è un Paese a misura di donna. Ancora oggi nella maggioranza dei casi il lavoro di cura di anziani, bambini, malati, persone non autosufficienti, in ambito familiare è affidato maggiormente alla donna.
Vi poi è un oggettivo problema di fiscalità e costi. In Italia non è economicamente conveniente fare figli, né se si è una famiglia, né se si è un single, soprattutto per i ceti medi
Vi è un problema culturale, non di genere, badate bene, ossia non un problema che riguarda solo gli uomini, ma un problema che investe le donne e la loro personale percezione del ruolo da svolgere nella società ed è inutile che qui mi soffermi su teorie quali quella polivagale e similari.


Come vedete la realtà è complessa e ha infinite caratteristiche da considerare, ecco perché mi aspetto che si affronti la questione avendo contezza della vastità dell’argomento che si sta trattando e POI si trovino REALI soluzioni, senza cadere nel becero e nel banale, perché ogni aborto è una ferita anche sociale e le ferite si curano non si deridono.

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