Il Veneto segna il confine tra Zaia e Salvini

Il Veneto è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, parte dei miei orizzonti. E’ la regione che mi ha visto nascere, Venezia è la mia città, nonostante abbia scelto Milano o Milano abbia scelto me come luogo dove vivere; ma l’attenzione per il risultato elettorale di questa tornata va molto oltre l’interesse di una veneziana per i fatti di casa sua. Il Veneto segna il confine tra Zaia e Salvini e si apre una storia nuova.

Da sempre la Lega ha due anime costituenti: la Lega Lombarda e la Liga Veneta, da sempre la cassa della Lega è a Milano, da sempre gli equilibri tra queste due anime hanno visto la guida in mano ai lombardi, da sempre la differenza tra le due Leghe è stata forte ed evidente. Oggi queste differenze di approccio culturale sono ancora più nette tanto da presentare facce molto diverse sotto la stessa casa.

Sicuramente il Veneto di Zaia è un Veneto che al comando è felice di avere un uomo “forte”, ma di certo non Salvini. Il Veneto non è semplicemente una regione a guida leghista, è una regione a guida Zaia, uomo spesso accentratore, che ha fama di essere decisionista, pratico, diretto e per nulla interessato alle dinamiche nazionali. Un uomo che vuole essere percepito come un veneto tra i veneti, null’altro.

La lista Zaia ha superato la lista Lega, portando a casa il triplo dei voti. Il Veneto di Zaia sulla carta non è un Veneto statalista quindi, è un Veneto profondamente autonomista, la cui classe dirigente DEVE essere legata al territorio, fino a conoscerne le realtà più insignificanti.

Che rapporto avrà questo tipo di Lega ora con la Lega nazionale? Che evoluzione ci sarà nelle dinamiche di un partito che tanto ha cambiato la sua pelle e che nel crescere ha dimostrato di non avere più questo focus sul territorio e sull’autonomia? La partita interna alla Lega sarà interessante, non tanto per le sussurrate lotte per la leadership, che altro non sono se non gossip politico, quanto per la proposta politica di un partito con alcune evidenti difficoltà e con anime che rischiano di non essere più in armonia. Potrà questo risultato della Lega di Zaia e l’affaticamento del progetto Salvini spostare nuovamente l’asse del partito a favore di un approccio ai territori più veneto e meno lombardo, più autonomista e meno statalista?

Ad elezioni chiuse ci troviamo una partita apertissima e a giocarla non sono due sprovveduti.

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