Io, Milano ed il nuovo lockdown

L’albero della Vita!

Potrebbe essere il titolo di un novella: “Io, Milano ed il nuovo lockdown“, ma non è così. Non si tratta di un racconto, magari di fantasia, ma più semplicemente di un atto d’amore tra due vecchie amiche, che vivono un momento di difficoltà.

Perchè è dura, inutile girarci intorno, è dura!

La mia Milano è messa alla prova, ancora. Eppure la mia Milano è una signora ruvida, di quelle della borghesia bene che non le mandano a dire, perché lei se l’è guadagnato il diritto di dire ciò che pensa.
La mia Milano è arrabbiata, vede i suoi figli lottare nelle terapie intensive, perdere il sonno perché “non ghe son danee“; ma la mia Milano le lacrime le nasconde, che sono fatti privati. La mia Milano si stringe intorno a chi non ce la fa e, magari con un bel calcio nel sedere, lo tiene in careggiata.
La mia Milano oggi ti sfida, perché per essere suo, adesso le devi dare tutto, anche le tue maledizioni e devi rimboccarti le maniche. La mia Milano non ti permetterà di piangerti addosso perché lei ti chiede di più, sempre di più, e nel farlo ti rende migliore.
A Milano i milanesi, adottati come me o nativi, oggi possono rispondere solo : adesso mi invento qualcosa, ma ci sono, non mollo, io lotto.
IO LOTTO: in terapia intensiva, nei negozi chiusi, a casa. Io lotto e ci sono.
Perché tutti possono essere Milano, ma Milano non è per tutti e quindi eccoti il mio sorriso Milano, perché per le lacrime ora non c’è tempo.

Questa sono io: https://www.facebook.com/lauradettamastro/?ref=page_internal

lockdown

San Leone Magno

Albero della Vita

Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,
neanche quando il tuo piede inciampa,
neanche quando i tuoi occhi bruciano,
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,
neanche quando la delusione ti avvilisce,
neanche quando l’errore ti scoraggia,
neanche quando il tradimento ti ferisce,
neanche quando il successo ti abbandona,
neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta,
neanche quando l’incomprensione ti circonda,
neanche quando la noia ti atterra,
neanche quando tutto ha l’aria del niente,
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia…
Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi e ricomincia!

San Leone Magno

Volevo solo andare al supermercato. Pandemia, film e serie TV

di Roberto Santoro Una cosa è certa, sono anni, per non dire decenni, che il cinema e le serie televisive ci preparano in tutti in modi all’arrivo di una pandemia su scala globale. Ora scopriamo che tutto questo aveva un senso: prepararsi psicologicamente a quello che sta ri-accadendo. Come nelle infinite stagioni di Walking Dead, […]

Volevo solo andare al supermercato. Pandemia, film e serie TV

Questo merita essere letto, sopratutto da dove mi trovo: Milano, nuovamente al centro di una realtà incredibile

L’avete vista la foto di Beppo, ristoratore di Oderzo?

L’avete vista la foto di Beppo, ristoratore di Oderzo, postata su fb dalla figlia con la sua storia?

Io sì, ho letto quelle parole, ho visto questa foto, ho ricevuto molte telefonate.
Conosco queste persone, sono la mia gente, la mia casa, sono io.
Capisco quello sconforto, perché è il mio. Riconosco il peso su quelle spalle perché lo sento con ogni fibra del mio essere.
Poi ascolto e leggo quelli bravi, quelli che sono esperti, di cosa non so, non di vita però.
E leggo di patrimoniali per equità, leggo della necessità di più stato e meno autonomia, leggo che le chiese o chiudono o riaprono i teatri, leggo la rabbia impotente che vuole sfasciare tutto, mentre qui bisogna solo ricostruire.


Ed allora mi ci siedo anch’io vicino alla tua sedia Beppo e ti abbraccio. Siamo in mano ad una massa di incapaci Beppo, ma reggeremo botta nonostante loro. Ci inventeremo qualcosa, come facciamo sempre, come l’hanno fatto i nostri padri, le nostre nonne, insieme alla nostra gente, alla famiglia, agli amici, quelli che ci sono sempre quando serve.
Poi però segnati i loro nomi, perché non li voglio più vedere Beppo, non voglio più sentire il peso della loro incapacità, non voglio più pagare il loro immobilismo, le loro schermaglie inutili, la loro assenza di visione, non voglio più sentire le tifoserie schierate a priori.

Ecco Beppo, adesso è il tempo di inventarci il domani, ma domani sarà il tempo di presentare il conto e mandali a casa, perché se c’è una cosa che oggi ho chiara è che non possiamo più permetterci di farci distrarre da quattro slogan, non possiamo più accontentarci del meno peggio, non possiamo più essere distratti, ma dobbiamo vigilare e pretendere molto di più.
Forza Beppo.❤

Grillo è un uomo coerente mentre qualcun altro no

https://www.corriere.it/politica/18_giugno_28/m5s-grillo-parlamentari-estratti-sorte-94690efa-7ab7-11e8-80d9-0ec4c8d0e802.shtml

Grillo è un uomo coerente mentre qualcun altro no, per questo sono giorni che me lo chiedo, ma proprio non capisco perché vi stupiate delle dichiarazioni di Grillo. Lui non crede nel Parlamento, propugna una democrazia diretta a base di click ritiene la democrazia rappresentativa non più accettabile e mira al vincolo di mandato, magari di persone sorteggiate a caso da un maxi pc.

Non una novità ribadisco, ma le basi sulle quali poggia il Movimento 5 stelle.Il referendum per il taglio dei parlamentari altro non è stato che un passo in questo senso, come il contratto, per altro nullo, che facevano firmare agli eletti e le votazioni spot sulla piattaforma Rousseau. Che poi l’hanno chiamata Rousseau signori mica Locke, non mi pare un agire occulto, ma alla luce del sole, coerente, gridato ai quattro venti, esplicitamente EVERSIVO e giustizialista.

Quindi, visto che per il 70% avete votato questo loro referendum, mi spiegate cos’è questa improvvisa indignazione? Fanno ciò che voi gli permettete di fare, demoliscono la nostra democrazia parlamentare, lo fanno con il totale appoggio del pd e con il pavido consenso dei partiti di centro destra.

Con una differenza però, loro perseguono un disegno chiaro, gli altri partiti dell’arco costituzionale invece, sono imbrigliati nella loro cecità, schiavi della paura di essere oggetto della rabbia contro la Casta, terrorizzati di prendersi la responsabilità di essere non casta, ma classe dirigente, nascosti e tremebondi verso una certa magistratura e pronti a mimetizzarsi dietro le urla della gogna così da sperare che nella gogna la testa non sia la loro.

Ora potete credere agli slogan honestà honestà, mentre si piazzano tutti gli ex amici di liceo nelle varie partecipate, potete veramente ritenere che l’uno vale uno, anche se quell’uno non è in grado di fare 2+2, potete dire che sono tutti corrotti e che è giusto intercettare chiunque, ovunque, senza un perché, ma almeno fatelo con consapevolezza, non nascondetevi dietro false motivazioni, assurdi spauracchi e soprattutto non prendetevi in giro non vedendo chiaramente chi è complice di tutto questo.

L’Armenia vs Azerbaigian un conflitto infinito

Lo so che l’Armenia vs l’Azerbaigian è un conflitto infinito, che il genocidio armeno è poco noto, quasi che questi di morti siano un po’ meno morti di altri, che l’Armenia è lontana anche come meta turistica, ma il fatto che Erdogan la minacci non merita neppure una parola?
Ah già, siamo in Italia, non abbiamo più una politica estera e alla Farnesina c’è DiMaio…come non detto, però ricordo che:

✔il Caucaso meridionale è un corridoio interessantissimo per gli oleodotti che trasportano petrolio e gas naturale dal Mar Caspio ai mercati mondiali.
✔Gli azeri sono un popolo prevalentemente turco.
✔La Russia, tradizionalmente vista come un alleato dell’Armenia, ha chiesto un cessate il fuoco.
✔Il confinante Iran si è offerto di mediare i colloqui di pace.
✔Le Nazioni Unite sono “estremamente preoccupate”
✔La Francia, che ha una numerosa comunità armena nel suo territorio, ha chiesto un cessate il fuoco.
✔Il presidente Usa ha annunciato che gli Stati Uniti stanno cercando di fermare la violenza. (Sul come resta il mistero)

L’Italia, in tutto questo, brilla per assenza!

Sono Alice nel Paese delle Meraviglie

Onestamente mi pare di essere Alice nel Paese delle meraviglie, ma realmente io, cattolica praticante, devo saltare sulla sedia leggendo della nomina fatta dal ministro Speranza di Sua Eccellenza Reverendissima Vincenzo Paglia come presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”? Veramente le belle anime di sinistra sempre pronte a scagliarsi contro le presunte ingerenze del Vaticano quando questo si appella e richiama giustamente il popolo alla parola di Dio, alla visione dell’uomo rispetto a sé stesso e all’altro, al concetto di vita che è dono, di comunità che è Chiesa, di uomo che è sempre fine ultimo e mai mezzo, oggi sono silenti? È ovvio che sono indiscutibili le qualità e le capacità di Vincenzo Paglia, gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita, cofondatore di Sant’Egidio, una lunghissima esperienza, una vita spesa in questo campo, mente brillante oltre ogni dubbio, ma ciò non toglie che questa nomina sia un grave errore

il presidente della commissione è colui che indica l’orientamento generale, sintetizza la pluralità degli apporti, indirizza la realizzazione; possibile che non salti all’occhio il conflitto reale che è insito proprio con l’essere Arcivescovo?  Possibile che a richiamare alle ragioni di laicità dello Stato e di inopportunità così evidenti siano solo pochi e per di più cattolici che notoriamente condividono le posizioni dell’Arcivescovo e del Vaticano? Ebbene a quanto pare sì. Da cattolica, da liberale, da cittadina italiana mi ritrovo a far notare che qui la laicità dello Stato è ancora una volta fraintesa, abusata, piegata a logiche di parte, che nulla sanno di democrazia e di libertà. Se la laicità che tanto viene sbandierata ogni volta che un cattolico difende le radici comuni, la nostra cultura e la sua fede, si riduce a voler abolire i crocifissi nelle scuole, le feste di Natale, i Presepi in piazza, allora signori oltre ad essere dei noti ipocriti siete anche delle CAPRE!!!

Fortuna nostra che il nostro credo ci abbia insegnato la libertà, ci abbia dato la forza di non arretrare per le giuste battaglie, ci abbia insegnato che nella Verità c’è la risposta e che essere cittadini non è mai in contrasto con l’essere cattolici, ma anzi ne è la sublimazione, perché essere partecipi nella propria comunità è essere testimonianza di una Chiesa Viva.

Il Veneto segna il confine tra Zaia e Salvini

Il Veneto è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, parte dei miei orizzonti. E’ la regione che mi ha visto nascere, Venezia è la mia città, nonostante abbia scelto Milano o Milano abbia scelto me come luogo dove vivere; ma l’attenzione per il risultato elettorale di questa tornata va molto oltre l’interesse di una veneziana per i fatti di casa sua. Il Veneto segna il confine tra Zaia e Salvini e si apre una storia nuova.

Da sempre la Lega ha due anime costituenti: la Lega Lombarda e la Liga Veneta, da sempre la cassa della Lega è a Milano, da sempre gli equilibri tra queste due anime hanno visto la guida in mano ai lombardi, da sempre la differenza tra le due Leghe è stata forte ed evidente. Oggi queste differenze di approccio culturale sono ancora più nette tanto da presentare facce molto diverse sotto la stessa casa.

Sicuramente il Veneto di Zaia è un Veneto che al comando è felice di avere un uomo “forte”, ma di certo non Salvini. Il Veneto non è semplicemente una regione a guida leghista, è una regione a guida Zaia, uomo spesso accentratore, che ha fama di essere decisionista, pratico, diretto e per nulla interessato alle dinamiche nazionali. Un uomo che vuole essere percepito come un veneto tra i veneti, null’altro.

La lista Zaia ha superato la lista Lega, portando a casa il triplo dei voti. Il Veneto di Zaia sulla carta non è un Veneto statalista quindi, è un Veneto profondamente autonomista, la cui classe dirigente DEVE essere legata al territorio, fino a conoscerne le realtà più insignificanti.

Che rapporto avrà questo tipo di Lega ora con la Lega nazionale? Che evoluzione ci sarà nelle dinamiche di un partito che tanto ha cambiato la sua pelle e che nel crescere ha dimostrato di non avere più questo focus sul territorio e sull’autonomia? La partita interna alla Lega sarà interessante, non tanto per le sussurrate lotte per la leadership, che altro non sono se non gossip politico, quanto per la proposta politica di un partito con alcune evidenti difficoltà e con anime che rischiano di non essere più in armonia. Potrà questo risultato della Lega di Zaia e l’affaticamento del progetto Salvini spostare nuovamente l’asse del partito a favore di un approccio ai territori più veneto e meno lombardo, più autonomista e meno statalista?

Ad elezioni chiuse ci troviamo una partita apertissima e a giocarla non sono due sprovveduti.

Incredibile un pollo che si riteneva aquila

Incredibile, ma vero! Abbiamo nuovamente assistito ad uno strano fenomeno: un pollo che si crede aquila, ovvero il centro-destra italiano DEVE diventare politicamente più ACUTO!

Ho aspettato fino ad oggi per commentare i risultati elettorali, forse perché ho bisogno di digerirli, comprenderli, leggerli con un certo distacco e la mia analisi si riassume in poche parole

IL cdx deve diventare politicamente più acuto e piantarla di sprecare opportunità.

Ammetto che esistevano solo due risultati che una appassionata di politica come me aspettava con ansia. Sapere di quanto la lista Zaia, in Veneto, avrebbe superato la lista Lega-Salvini (di tanto, anzi di tre volte tanto) e di quanto il No al referendum avrebbe perso (di troppo).

Il voto referendario, non ha molte sfumature di lettura credo, ha visto il sì perché i partiti sono pavidi, terribilmente spaventati dall’essere additati come CASTA, ha vinto il sì perché il centro destra oltre ad essere pavido è stato politicamente cieco, ha vinto , un sì che nei fatti compromette il rapporto, già deficitario, tra rappresentante e rappresentati, tra territori ed eletti. Un voto che porta il Parlamento ad essere ancora meno protagonista delle decisioni di questo Paese. Un sì che ha resto la casta più casta perchè meno accessibile, più chiusa, meno conoscibile.

Un sì frutto di un albero avvelenato da tanto, celebrato con tangentopoli, concimato dal vaffa day, esaltato dall’uno-vale-uno, ed infine vomitato da chi segue la massa e si dimentica che il compito del politico è precedere quella massa. Non si governa ascoltando la pancia del popolo, ma educandone la testa.

Abbiamo perso su tutta la linea. Lo sapevamo? Certo! Potevamo fare meglio? Sempre!

Eppure noi eravamo lì, sull’argine del fiume fino all’ultimo, e ne andiamo fieri, ne andremo sempre fieri, perchè abbiamo difeso la testa di questa nazione, mentre vomitava l’ultimo fiele.

Adesso si riparte da qui, ma non tutti uniti come le anime belle vanno dicendo da due giorni a questa parte. Per cambiare la realtà politica ci vuole obbiettività di analisi, e vedete, quelli come me, che di referendum ci sono cresciuti, la conoscono bene la democrazia diretta, lo sanno che per certe battaglie le persone possono unirsi e fare fronte comune, ma l’unica cosa che le unisce è un certo modo di intendere la politica, un certo rispetto per le istituzioni, non poco certo, anzi qualcosa di fondamentale per le dinamiche politiche democratiche sane in un Paese.

Da questo può nascere un confronto naturale tra culture, partiti, uomini diversi, un confronto basato sulla legittimazione dell’altro, che non parla più di odio politico, ma di differenza e rispetto. Non una sorta di collante del “tutti quelli contro” perchè il “contro” non si digerisce mai.

Quello che posso dire, per amor di metafora, è che resterò qui a reggere la testa mentre si vomita incazzatura e poi resterò qui a provare a pulire quella bocca, calmare quello stomaco e raddrizzare quel corpo piegato sulla tazza del cesso! Che ci volete fare?! Le sbornie prima o poi chiedono sempre il conto.

https://www.fanpage.it/live/referendum-2020-oggi-i-risultati-urne-aperte-fino-alle-15-la-diretta/

Lo smart working: il futuro del lavoro?

Ho letto questo articolo sullo smart working sull’https://bit.ly/3fNPsAb che si interroga sullo smart working come futuro del nostro lavoro. Vi invito a leggerlo

L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione hanno radicalmente cambiato il nostro modo di vivere, ma soprattutto il nostro modo di lavorare contribuendo al raggiungimento di alcuni obiettivi di sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale, a beneficio di tutta la comunità. Pensiamo alle aziende che ricorrono al lavoro agile (per i propri collaboratori) e riducono, di conseguenza, i costi fissi (ad esempio il ridimensionamento degli spazi di lavoro e la riduzione delle bollette luce) o ai smart workers che risparmiano sui costi di trasporto e sul tempo di trasporto da e verso il luogo di lavoro o alla città più pulita e meno rumorosa grazie alla riduzione della Co2 e a quella del trafficoMa cos’è lo smart working? È una filosofia di lavoro incentrata sull’autonomia e flessibilità concessa al lavoratore nello scegliere il luogo, l’orario di lavoro e gli strumenti da utilizzare, a fronte di un piano obiettivi (concordato con il management) da raggiungere entro un periodo determinato e si caratterizza anche per il passaggio da un lavoro orientato al presenzialismo e al controllo, ad uno orientato alla fiducia, alla collaborazione e alla responsabilità.

In Italia questa modalità organizzativa (diversa dal telelavoro) è stata introdotta con la legge n° 81-2017 ed è una pratica sempre più diffusa soprattutto nelle grandi organizzazioni aziendali. In particolare, diverse multinazionali del settore alimentare, energetico e bancario-assicurativo avevano già sperimentato (dietro accordi collettivi sottoscritti con le rappresentanze sindacali) lo smart working, attivando gli strumenti-processi e le competenze tecnologiche ai propri collaboratori per incrementare la produttività e migliorare l’efficienza della prestazione di lavoro. All’indomani della pandemia, le imprese (soprattutto quelle medio-piccole) e la Pubblica amministrazione hanno dovuto applicare con urgenza il lavoro agile in modo continuativo. C’è, però, da chiedersi se il ricorso “forzato” da parte delle stesse a questa modalità sia esattamente quella disciplinata dalla legge n° 81-2017, o sia qualcosa di diverso. Innanzitutto, lo smart working consiste in una prestazione lavorativa effettuata in un arco temporale definito (orario di lavoro giornaliero) senza vincoli né di tempo, né di luogo (può essere svolto ovunque). In secondo luogo, questa forma flessibile prevede l’alternanza tra momenti di lavoro smart e presenza presso la sede lavorativa.

Infatti, la legge n° 81-2017 ha precisato che qualunque siano le modalità organizzative del lavoro agile debba essere previsto un rientro del lavoratore in sede per confrontarsi direttamente con i propri responsabili e per socializzare con i colleghi. Insomma, molte imprese e diverse realtà della pubblica amministrazione hanno adottato lo smart working “emergenziale” che non è molto distante dal telelavoro: la mobilità e il rientro in ufficio sono ostacolate dalle disposizioni di carattere generale legate all’emergenza sanitaria. Ma non va sottovalutato anche il fatto che le stesse hanno cercato di improvvisare il lavoro agile, chiedendo alle persone di lavorare da casa, pur senza averne la cultura, gli strumenti e le competenze. Ma dopo il Coronavirus, possiamo immaginare un lavoro agile diverso, equilibrato e accessibile per tutti i lavoratori? Le aziende, le pubbliche amministrazioni e la società nel suo insieme devono cogliere l’opportunità di rivedere alla luce di questa esperienza il modo di organizzare processi produttivi, spazi, modelli di vita (conciliazione lavoro-famiglia) e lavoro e tenere in considerazione un aspetto molto importante della nostra vita: il lavoro (qualunque esso sia) ha una dimensione sociale. Anche laddove non fosse forzato, uno smart working rilevante fa perdere la dimensione umana dei rapporti di lavoro e il senso di appartenenza all’azienda.

di Donato Bonanni

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito